Birra, tanta birra. Ancora una pinta, di quella scura. Qualcuno si accende una sigaretta mentre dai tavoli sotto alle finestre, dei ragazzini fanno casino. “Un’altra brown ale per l’amico” e l’argomento sempre lo stesso: il campionato, i risultati che arrivano e che ti fanno finalmente gonfiare il petto. Non che ce ne fosse bisogno. Camminiamo a testa alta da sempre, in tutti gli stadi d’Italia e d’Europa. Colori giallorossi al collo e nel cuore undici uomini in braghe di tela. Corrono dietro un pallone e noi con loro. La Lupa, gli uomini del ‘41-’42, Capitan Losi, Falcao e Dino Viola, il Comunale di Torino e lo striscione “Lotta con il cuore, vinci il tricolore”, il gol di Batistuta sotto il settore del Tardini e il milione in giro per Roma. "Un’altra birra per favore!" che abbiamo ancora tante cose da raccontarci.
Buon bevitore ma con “criterio”. Un passato nel CUCS, uno dei tanti. Un presente che sa ancora di bandiere, spalti e molta passione. Ama la folla e il grido roboante dei settori più popolari. Guarda sempre con occhio affascinato il calcio inglese e la scena d’Oltremanica. Nel suo bar tutti gli avventori son ben accetti, senza distinzione di credo calcistico. Chiaro che, tra una birra e l’altra, preferisca parlare della Roma ma in genere è il pallone che conta. Il suo spazio, però, non è un surrogato dello stadio o della curva. Crede che il tifo vada vissuto nella sua sede naturale. Se ne può parlare quanto si vuole ed incontrarsi tra "quattro mura" virtuali ma, alla fine, sono le azioni che valgono più delle parole.